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5 novembre 2006
MANNAGGIA E ME E QUANDO HO DECISO DI… FARMI LA TELEVISIONE!
Primo bilancio di una stagione autunnale all’insegna della volgarità, del trash, dei personaggi discussi e discutibili, cacciati e riammessi, delle risse verbali (spontanee o combinate), delle crisi di generi. Roba che i balletti delle gemelle Lecciso, antesignane della TV spazzatura, sono momenti di alta televisione in confronto (ad esempio) ai balletti e agli sketch della premiata ditta Gregoraci&Vallone. Inevitabile che tutto converga verso un'unica direzione: spegnere la TV, anche se solo per un minuto. Quello che conta è lanciare un segnale, un esempio casereccio, ma importante, di... “televisione interattiva”. 
| inviato da il 5/11/2006 alle 20:52 | |
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3 ottobre 2006
SANTI, NAVIGATORI E… CLEMENTI
Prima è accaduto con Luciano Moggi, poi è arrivata la Gregoraci, fino alla reale coppia Vittorio Emanuele e annessa Regina. L’indulto televisivo si compie la domenica pomeriggio. Personaggi come Wanna Marchi e Vittorio Sgarbi ancora una volta hanno avuto spazio per dire la propria. Perdonati? Allora tutti di nuovo in TV. La Marchi velina di Striscia la Notizia, Sgarbi monoscopio d’Italia 1 e Cristiano Malgioglio mattatore di… una rediviva “Agenzia Matrimoniale”, perché no?
| inviato da il 3/10/2006 alle 22:45 | |
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1 ottobre 2006
TERRA PROMESSA
È fortissimo il richiamo dell’ignoto. Da sempre. Di certo lo temi, ma non puoi fare a meno di subirne la potente attrazione. Soprattutto quando la vita che conduci è all’insegna del poco e del misero capisci quanto sei disposto a voler credere che al di là del “grande Luciano” (il grande oceano) possa davvero esistere una terra miracolosa - irrigata da fiumi di latte - i cui frutti sono giganteschi. Una terra diversa, l’opposto di quelle montagne aride e pietrose dove hai passato la tua esistenza senza un “picciolo” in tasca e tanta fame in tavola, in attesa di un briciolo di dignità. E quando il segno divino che il momento giusto è arrivato sopraggiunge improvviso, hai poco tempo per mettere insieme stracci e speranze in un unico fagotto lasciando i rimpianti tra le pietre della montagna. Una nave salperà lentamente dal molo sul quale tanta gente attenderà la prossima o vivrà nella speranza di poter avere un giorno il tuo stesso coraggio. Ma se quando toccherai terra la realtà sarà diversa da quella che avevi sognato, non ti lascerai abbattere né spaventare dalle difficoltà perché dopo la quarantena allora sì che comincerà anche la nuova vita. Dovrai lavorare sodo lo sai (e la cosa non ti spaventa), ma lo farai per poter un giorno andare a vivere lassù, nel cielo, in una di quelle strane torri (o campanili?) che intravedi dalle finestre di Ellis Island in attesa di sapere se tu e la tua famiglia avete le carte in regola per far parte del Nuovomondo.
| inviato da il 1/10/2006 alle 14:58 | |
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10 settembre 2006
TV-FOTOCOPIA
Paolo Bonolis afferma che “i programmi di genere si somigliano tutti”. Dev’essere per questo motivo che i pacchi di Affari Tuoi si sono trasformati in busti. Una specie di metamorfosi che ha colpito gli oggetti (accidenti perché solo quelli?). Per il resto è tutto esattamente uguale. Di questo passo e con queste argomentazioni corriamo il rischio di vedere la stessa trasmissione su tutti i canali con conduttori diversi. Se stavolta avrà successo, Sig. Bonolis, sarà davvero grazie al suo personale «Fattore C»... un gran bel fattore davvero, però!
| inviato da il 10/9/2006 alle 23:9 | |
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8 settembre 2006
LA “PIGNA” E IL SECCHIONE
Sarà per l’eredità genetica di cui si è sempre mostrata orgogliosa, ma Alessandra Mussolini è una donna con gli attributi, lo dicono tutti. Per questo se la chiamano a presiedere la giuria de “La pupa e il secchione” le girano i cosiddetti (e non solo a lei per la verità…) mentre guarda rappresentata la superficialità, l’ignoranza, l’inettitudine di pupe che lei più appropriatamente definisce “pigne”. La Panicucci si affretta a ribadire che la mission del programma è quella di vedere in che modo la sola bellezza (la donna) e la sola intelligenza (l’uomo) possono interagire per migliorarsi… Mah!... Le pigne si sentono offese dal giudizio della Mussolini e qualcuna minaccia di andarsene, per poi tornare subito dopo (ovviamente). Ora io mi chiedo: una che non riconosce la foto di Che Guevara (d’accordo non sarà cultura questa) avrà capito la metafora della pigna?
| inviato da il 8/9/2006 alle 20:26 | |
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4 settembre 2006
VERGINE E MADRE (...NON E' PECCATO)
Antichi riti Aztechi usavano celebrare il passaggio delle bambine all’età adulta, una sorta di festa della fertilità. Questa tradizione si è tramandata nei secoli diventando una festa cristiana – la consacrazione della purezza femminile – per diventare infine solo un’operazione commerciale. Perso il senso dei festeggiamenti, le quindicenni messicane (e oriunde) ostentano così costosi abiti da cerimonia, pretendono lussuose limousine, offrono pantagruelici banchetti. Si è appena conclusa la Quinceanera della cugina quando Magdalena, quattordicenne agli sgoccioli, scopre di essere incinta, malgrado non abbia mai fatto l’amore. Cacciata di casa per la vergogna, trova rifugio presso l’abitazione di un vecchio prozio dove già vive Carlos, il cugino diciottenne, anche lui cacciato da casa perché omosessuale. Sopravvivenza suburbana, maldicenze di quartiere, crisi economica e sociale, amori e tradimenti, etero e gay, sono alcuni degli ingredienti di una commedia gradevolissima ambientata in una Los Angeles molto periferica, con un evidente contrasto tra passato e presente, cultura e superstizione, tra aspirazioni personali e freni sociali. Un personaggio su tutti: il vecchio zio Tomàs, l’amorevole ottantaquattrenne dalle ampie vedute, dolce quanto il suo champurrado, custode geloso di una ricetta segreta, quella della serenità.
| inviato da il 4/9/2006 alle 23:54 | |
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20 luglio 2006
BELLA GENTE STASERA… (IL PARADISO DEL CINEMA)
Serata emozionante quella di ieri all’Auditorium di Roma. Anteprima di “Bella gente stasera in paradiso”, il film di montaggio sui miti del cinema italiano realizzato da Vincenzo Mollica e Antonello Sarno. Cinegiornali e spezzoni dei più bei film della nostra cinematografia uniti insieme per la rappresentazione a volte drammatica, altre volte esilarante dei grandi temi della vita: il lavoro, il successo, la giustizia, l’amicizia. I più grandi attori e le più grandi attrici, tutti insieme in uno spettacolo unico e irripetibile, un vero e proprio atto d’amore per chi ha reso il Cinema Italiano riconoscibile e apprezzato in tutto il mondo. Io c'ero!
| inviato da il 20/7/2006 alle 23:3 | |
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18 luglio 2006
LA GANADORA LOCA
Mentre questa donna trascorreva due mesi isolata dal gruppo, relegata brutalmente nella “Ultima Playa” ignara di dover affrontare una dura prova di sopravvivenza, rasentando letteralmente la follia e trascorrendo le giornate a procacciarsi cibo e ad accoppiarsi con evocative noci di cocco… dall’altra parte dell’Isola si consumavano le chiacchiere da spiaggia e le trame sotterranee, si mettevano in scena forza e fragilità per mostrare senza falsi pudori la nascita di una “profonda amicizia” (tra una Bella-di-Padella e un qualsiasi modello di turno), mentre celati rancori sfociavano in violente risse tra isolane… In altre parole andava in onda la Realidad… mah ?!? eppure io ste storie le ho già sentite…e ste facce le ho pure già viste…!
| inviato da il 18/7/2006 alle 0:8 | |
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14 luglio 2006
IL CORAGGIO DELLA PAURA
La trama è costruita in base ai racconti dei parenti delle vittime di quel volo maledetto, il volo United 93, quell’altrettanto dannato 11 settembre 2001. Gente comune che vuoi per piacere, vuoi per affari aveva deciso di spostarsi proprio quel giorno e che finì la sua esistenza da qualche parte in Pennsylvania. Paul Greengrass mette insieme un nutrito gruppo di straordinari (ma sconosciuti) attori realizzando un film che fa rivivere lo stupore, la paura, l’orrore, il dolore di una tragedia, forse la più grande dell’umanità, e che il cinema non aveva ancora raccontato. Nessuna teoria, nessun’ipotesi, solo i fatti – nudi e crudi - e nessun giudizio morale o politico, neppure per i terroristi, rappresentati e raccontati alla stessa stregua di tutti gli altri. Questa sembra proprio essere l’unica posizione del regista: in sostanza è l’intera umanità ad essere vittima di quella tragedia. Nessun nome di grido dunque, nessun effetto speciale, perché l’obiettivo non è quello di farne un blockbuster. Solo espressioni, volti, dettagli e primi piani, immagini fisse ed instabili con uno stile a metà strada tra il realismo del documentario e l’ingenuità tecnica del film amatoriale. Un film corale, intenso, duro perché riesce nell’intento: quello di raccontare una storia terribile senza cadute, esattamente come l’abbiamo vissuta, tutti e indistintamente.
| inviato da il 14/7/2006 alle 23:50 | |
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