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1 ottobre 2006

TERRA PROMESSA

È fortissimo il richiamo dell’ignoto. Da sempre. Di certo lo temi, ma non puoi fare a meno di subirne la potente attrazione. Soprattutto quando la vita che conduci è all’insegna del poco e del misero capisci quanto sei disposto a voler credere che al di là del “grande Luciano” (il grande oceano) possa davvero esistere una terra miracolosa - irrigata da fiumi di latte - i cui frutti sono giganteschi. Una terra diversa, l’opposto di quelle montagne aride e pietrose dove hai passato la tua esistenza senza un “picciolo” in tasca e tanta fame in tavola, in attesa di un briciolo di dignità. E quando il segno divino che il momento giusto è arrivato sopraggiunge improvviso, hai poco tempo per mettere insieme stracci e speranze in un unico fagotto lasciando i rimpianti tra le pietre della montagna. Una nave salperà lentamente dal molo sul quale tanta gente attenderà la prossima o vivrà nella speranza di poter avere un giorno il tuo stesso coraggio. Ma se quando toccherai terra la realtà sarà diversa da quella che avevi sognato, non ti lascerai abbattere né spaventare dalle difficoltà perché dopo la quarantena allora sì che comincerà anche la nuova vita. Dovrai lavorare sodo lo sai (e la cosa non ti spaventa), ma lo farai per poter un giorno andare a vivere lassù, nel cielo, in una di quelle strane torri (o campanili?) che intravedi dalle finestre di Ellis Island in attesa di sapere se tu e la tua famiglia avete le carte in regola per far parte del Nuovomondo.




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4 settembre 2006

VERGINE E MADRE (...NON E' PECCATO)

Antichi riti Aztechi usavano celebrare il passaggio delle bambine all’età adulta, una sorta di festa della fertilità. Questa tradizione si è tramandata nei secoli diventando una festa cristiana – la consacrazione della purezza femminile – per diventare infine solo un’operazione commerciale. Perso il senso dei festeggiamenti, le quindicenni messicane (e oriunde) ostentano così costosi abiti da cerimonia, pretendono lussuose limousine, offrono pantagruelici banchetti. Si è appena conclusa la Quinceanera della cugina quando Magdalena, quattordicenne agli sgoccioli, scopre di essere incinta, malgrado non abbia mai fatto l’amore. Cacciata di casa per la vergogna, trova rifugio presso l’abitazione di un vecchio prozio dove già vive Carlos, il cugino diciottenne, anche lui cacciato da casa perché omosessuale. Sopravvivenza suburbana, maldicenze di quartiere, crisi economica e sociale, amori e tradimenti, etero e gay, sono alcuni degli ingredienti di una commedia gradevolissima ambientata in una Los Angeles molto periferica, con un evidente contrasto tra passato e presente, cultura e superstizione, tra aspirazioni personali e freni  sociali. Un personaggio su tutti: il vecchio zio Tomàs, l’amorevole ottantaquattrenne dalle ampie vedute, dolce quanto il suo champurrado, custode geloso di una ricetta segreta, quella della serenità.




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20 luglio 2006

BELLA GENTE STASERA… (IL PARADISO DEL CINEMA)

Serata emozionante quella di ieri all’Auditorium di Roma. Anteprima di “Bella gente stasera in paradiso”, il film di montaggio sui miti del cinema italiano realizzato da Vincenzo Mollica e Antonello Sarno. Cinegiornali e spezzoni dei più bei film della nostra cinematografia uniti insieme per la rappresentazione a volte drammatica, altre volte esilarante dei grandi temi della vita: il lavoro, il successo, la giustizia, l’amicizia. I più grandi attori e le più grandi attrici, tutti insieme in uno spettacolo unico e irripetibile, un vero e proprio atto d’amore per chi ha reso il Cinema Italiano riconoscibile e apprezzato in tutto il mondo. Io c'ero!




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14 luglio 2006

IL CORAGGIO DELLA PAURA

La trama è costruita in base ai racconti dei parenti delle vittime di quel volo maledetto, il volo United 93, quell’altrettanto dannato 11 settembre 2001. Gente comune che vuoi per piacere, vuoi per affari aveva deciso di spostarsi proprio quel giorno e che finì la sua esistenza da qualche parte in  Pennsylvania. Paul Greengrass mette insieme un nutrito gruppo di straordinari (ma sconosciuti) attori realizzando un film che fa rivivere lo stupore, la paura, l’orrore, il dolore di una tragedia, forse la più grande dell’umanità, e che il cinema non aveva ancora raccontato. Nessuna teoria, nessun’ipotesi, solo i fatti – nudi e crudi - e nessun giudizio morale o politico, neppure per i terroristi, rappresentati e raccontati alla stessa stregua di tutti gli altri. Questa sembra proprio essere l’unica posizione del regista: in sostanza è l’intera umanità ad essere vittima di quella tragedia. Nessun nome di grido dunque, nessun effetto speciale, perché l’obiettivo non è quello di farne un blockbuster. Solo  espressioni, volti, dettagli e primi piani, immagini fisse ed instabili con uno stile a metà strada tra il realismo del documentario e l’ingenuità tecnica del film amatoriale. Un film corale, intenso, duro perché riesce nell’intento: quello di raccontare una storia terribile senza cadute, esattamente come l’abbiamo vissuta, tutti e indistintamente.




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2 luglio 2006

DARCI UN TAGLIO…

All’inizio sembra un gioco, uno scherzo. Dopo dieci anni Marc decide di tagliarsi i baffi, ma nessuno sembra accorgersene. Eppure quel segno così distintivo, cancellato dopo così tanto tempo, avrebbe dovuto provocare una qualche reazione nel mondo immediatamente circostante. Ma né sua moglie Agnès, né i suoi amici, né i suoi colleghi notano il cambiamento, anzi sollecitati dal risentimento di Marc affermano di non averne mai notato la presenza. E dunque inizia per Marc un viaggio in un mondo che sembra aver cambiato ogni regola di percezione, di contatto con la realtà. La coppia subito scoppia, per un motivo apparentemente banale. La follia irrompe e il distacco si fa sempre più netto tra ciò che Marc è e come appare. Il sospetto del “complotto” lascia presto il posto alla schizofrenia. Che cosa sta accadendo? Ma soprattutto perché sta accadendo proprio a lui? Non resta che fuggire lontano, a Hong Kong per esempio. Vagabondare mescolandosi a milioni di persone e viverne la quotidianità. E riacquistare – così facendo - un segno distintivo totale (non più solo i baffi) tra un popolo diverso per abitudini e razza. Recuperare un’identità quindi, salvo poi tornare in quella pensione scalcinata di Macao e trovare Agnès che prepara i bagagli perché l’indomani si torna a Parigi. E quella notte tagliarsi nuovamente (con il timore di farlo) la barba e i baffi del vacanziere per accorgersi che tutto è tornato stramaledettamente normale: Agnès che apprezza il nuovo look e il mondo che ha rimesso a posto l’ordine delle cose.  L’Amore sospetto si regge sulla straordinaria bravura di Vincent Lindon e sul tentativo (riuscito) del regista di lasciare che la storia si racconti da sola verso un finale (inquietante? illusorio? inspiegabile?) sicuramente aperto all’interpretazione personale dello spettatore.




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19 giugno 2006

ALL’OMBRA DEL CUPOLONE

Impegnatissimi nelle ultime settimane i Vaticanisti di mezzo mondo hanno dovuto affrontare dapprima le teorie più o meno deliranti del successo planetario Il Codice da Vinci, film sostanzialmente noioso e a tratti goffo, con protagonisti mono-espressivi, doppiati in maniera ridicola, al centro di una vicenda dalla tensione inesistente. Seminari e discussioni di Santa Romana Chiesa per smentire una teoria basata sul niente: risultato tanta pubblicità e milioni di dollari al botteghino. Poi come se non bastasse arriva quel diavolo di un remake de Il Presagio a ricordare che l’Anticristo è tornato tra noi per riprendere il dominio sul mondo attraverso la politica (ma non siamo appena usciti dall'inferno?). Anche stavolta la Chiesa protesta. Inutile ogni confronto con l’originale, ma tanti milioni di dollari anche in questo caso… Poi il Vaticano mette becco anche in TV e allora aria nuova a Domenica In. Cos'è, hanno paura che la gente identifichi il Santo Graal con la Marona Venier? Ma secondo voi una donna con una propensione così spiccata per il trash può avere SANG REAL nelle vene? O forse è solo una manovra di Del Noce per rilanciare un programma col sostegno dell’Opus Dei? Comunque il tutto accadeva il 06-06-06, fate voi...




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25 maggio 2006

TORNARE…

"Volver" significa "tornare" e quello del ritorno è il motivo predominante del nuovo film di Pedro Almodòvar. Una storia corale tutta al femminile, popolata di madri e figlie, a loro volta madri di figlie che saranno madri con vite vissute in maniera molto simile, con esperienze (persino le più traumatiche) molto simili anch'esse. Il film è dunque un continuo “Volver”, ad esempio sui luoghi della propria adolescenza travagliata - la ventosa regione della Mancha - come per la protagonista Penelope Cruz, oppure "tornare in vita" dopo una presunta morte, come per la bravissima Carmen Maura, alle prese con i propri ed altrui conti in sospeso. Penelope Cruz/Raimunda, incarna con la piccola Paula, il ritratto nemmeno tanto celato de La Ciociara e la commedia, perché tale è, riprende gli spunti così cari alla cinematografia di Almodòvar alternando i momenti propriamente comici a quelli drammatici, effetto «ironia e commozione» a volte persino sovrapposte. Penelope Cruz è riuscitissima in un ruolo ispirato alle attrici italiane degli anni ’50, incarnando un personaggio a metà strada tra la solarità di una Loren supermaggiorata e l’intensa passionalità di una Magnani, tra l’altro apertamente citata.  Per la verità il film vede qua e là qualche ovvietà di sceneggiatura che tuttavia non disturba il risultato finale: un quadro di solidarietà femminile tanto robusto quanto forti e inattaccabili sono le donne di Almodòvar, che siano piccole omicide, giovani matriarche o figlie infelici malate di cancro.




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13 febbraio 2006

IL FAVOLOSO MONDO MIO, TUO E DI TUTTI QUELLI CHE CONOSCIAMO

Come sono goffe a volte le relazioni umane, soprattutto se dettate da un disperato bisogno di rapportarsi agli altri a tutti i costi. Anzi lo sono ancora di più quando propriamente dettate dal bisogno d’amore, o dal bisogno d’amicizia, o ancora dal bisogno di crescere in fretta e soprattutto dal bisogno di sfuggire alla solitudine. Capita quindi che i destini degli abitanti di un intero quartiere s’incontrino e si sovrappongano fino a diventare i modelli universali di un modo tutto odierno di vivere. Il favoloso mondo di Miranda July, protagonista e regista di Me and You and everyone we know, è popolato di personaggi silenziosi, ingenui, nevrotici, disturbati, soli, distratti, innamorati, teneri, ma soprattutto di bambini e ragazzi che giocano a sovvertire le regole del mondo degli adulti. E ci riescono svelando una realtà amara, ma restituendo al tempo stesso fiducia nella possibilità di trovare la felicità. E così se per gli adulti, ad esempio, l’amore può essere il percorso di due persone da un isolato all’altro della città salvo poi finire nelle maglie della solitudine dietro lo schermo di un computer a fantasticare chissà quale prodezza erotica con l’interlocutore immaginato di una squallida chat, per i bambini la felicità è qualcosa cui bisogna arrivare preparati, mettendo da parte giorno dopo giorno tutto un corredo d’oggetti e di comportamenti in una sorta di scatola magica da aprire al momento opportuno. E quanto sarebbe bello sapere qual è il momento giusto per aprirla!… Come? Qualcuno di voi lo sa? Va bene, mi chiami e dica soltanto “Maccheroni”… io capirò.




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30 gennaio 2006

LA DURA LEGGE DEL WEST

La povertà è terribile perché rischia di renderti solamente una persona rude e solitaria. Non riesci a capire il senso stesso della generosità perché non possiedi nulla e quello stesso nulla tenta di plasmare l’intera tua esistenza costringendoti a sbarcare il lunario con lavori che non hanno niente a che fare con i tuoi sogni di bambino cresciuto troppo in fretta tra odore di sterco, sigarette e sbronze al whisky. Quando ti propongono un’estate su quella dannata montagna a pascolare le pecore insieme ad uno spavaldo cowboy da rodeo non immagini neppure che quell’estate segnerà la tua esistenza, rendendoti al tempo stesso più forte e più fragile, più sicuro e più indifeso. Quell’estate servirà a conoscere te stesso, a scoprire quel pizzico di follia in te sopita, la stretta al cuore che tanto avevi aspettato. L’estate finirà, ma non sarà la fine. Per vent’anni tornerai col cuore e con la mente là dove hai riscoperto la tua ricchezza, quell’amore sbagliato (oppure no) che continuerà a darti la forza di andare avanti barcamenandoti sempre tra precarietà e miseria. E gli anni passeranno finchè un giorno qualcuno ti dirà che lui se n’è andato senza avvertirti, spavaldo come lo è sempre stato, e con lui il sogno di un progetto comune da realizzare, lasciandoti solo l’amarezza (rinfacciata) del poco tempo passato assieme. Tornerai presto ad essere quel vecchio rude e solitario di sempre, povero in canna come non mai, ma consapevole di aver fatto tutto quanto era nelle tue possibilità per renderlo felice, condividendo con lui la tua vera ricchezza – te stesso – già quell’estate su quella dannata montagna, tra odore di sterco, barattoli di fagioli, passione e amore. 




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19 gennaio 2006

LE PIÙ BELLE DEL REAME

Cinque madri e un matrimonio congiunto in comune, quello dei propri figli omosessuali. Il primo in Spagna, il più eclatante evento gay mondiale cui occhi etero abbiano mai assistito. Donne diverse ma ugualmente dubbiose su ciò che i propri figli stanno per compiere, sostanzialmente donne che non sanno rinunciare a quell’ala protettrice che alla fine rende tutte le madri le Reinas del focolare. Una regola alla quale non si sottrae neppure Nuria, madre ninfomane affetta da un’insana, continua e inopportuna voglia di sesso. Magda, sempre alle prese con gli affari per ovviare a un marito presente nella sua vita solo “in videoconferenza”. Helena delusa a tal punto dagli uomini da non sopportare di per sé il fatto che suo figlio sposi un uomo, e ironia della sorte incaricata dal Governo a celebrare l’evento. Reyes attrice e donna sofisticata, condannata ad accettare come genero (si dice così?) il figlio del proprio giardiniere e infine Ofelia, madre petulante e invadente. Questi gli ingredienti, il risultato è una commedia divertente con un buon ritmo, che strizza l’occhio all’Almodovar di “Donne sull’orlo di una crisi di nervi” senza coglierne comunque l’essenza (ma sembra che gran parte del cinema spagnolo lo faccia con alterne fortune). Lo spunto – i matrimoni gay – è solo un pretesto per un’incursione compiaciuta negli equivoci, nella farsa, senza volgarità di alcun tipo. Due soli messaggi: il primo è che se pensate che i gay siano “Regine” è perché non avete ancora conosciuto le madri; il secondo, quello finale, forse scontato e buonista: bisogna guardare sempre avanti (senza pregiudizi) perché il mondo (di per sé) va avanti.




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Non solo Televisione, ma anche Cinema, Letture e “consigli per gli acquisti”





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