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VERGINE E MADRE (...NON E' PECCATO)

Antichi riti Aztechi usavano celebrare il passaggio delle bambine all’età adulta, una sorta di festa della fertilità. Questa tradizione si è tramandata nei secoli diventando una festa cristiana – la consacrazione della purezza femminile – per diventare infine solo un’operazione commerciale. Perso il senso dei festeggiamenti, le quindicenni messicane (e oriunde) ostentano così costosi abiti da cerimonia, pretendono lussuose limousine, offrono pantagruelici banchetti. Si è appena conclusa la Quinceanera della cugina quando Magdalena, quattordicenne agli sgoccioli, scopre di essere incinta, malgrado non abbia mai fatto l’amore. Cacciata di casa per la vergogna, trova rifugio presso l’abitazione di un vecchio prozio dove già vive Carlos, il cugino diciottenne, anche lui cacciato da casa perché omosessuale. Sopravvivenza suburbana, maldicenze di quartiere, crisi economica e sociale, amori e tradimenti, etero e gay, sono alcuni degli ingredienti di una commedia gradevolissima ambientata in una Los Angeles molto periferica, con un evidente contrasto tra passato e presente, cultura e superstizione, tra aspirazioni personali e freni  sociali. Un personaggio su tutti: il vecchio zio Tomàs, l’amorevole ottantaquattrenne dalle ampie vedute, dolce quanto il suo champurrado, custode geloso di una ricetta segreta, quella della serenità.

Pubblicato il 4/9/2006 alle 23.54 nella rubrica La Settima Arte.

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