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TERRA PROMESSA

È fortissimo il richiamo dell’ignoto. Da sempre. Di certo lo temi, ma non puoi fare a meno di subirne la potente attrazione. Soprattutto quando la vita che conduci è all’insegna del poco e del misero capisci quanto sei disposto a voler credere che al di là del “grande Luciano” (il grande oceano) possa davvero esistere una terra miracolosa - irrigata da fiumi di latte - i cui frutti sono giganteschi. Una terra diversa, l’opposto di quelle montagne aride e pietrose dove hai passato la tua esistenza senza un “picciolo” in tasca e tanta fame in tavola, in attesa di un briciolo di dignità. E quando il segno divino che il momento giusto è arrivato sopraggiunge improvviso, hai poco tempo per mettere insieme stracci e speranze in un unico fagotto lasciando i rimpianti tra le pietre della montagna. Una nave salperà lentamente dal molo sul quale tanta gente attenderà la prossima o vivrà nella speranza di poter avere un giorno il tuo stesso coraggio. Ma se quando toccherai terra la realtà sarà diversa da quella che avevi sognato, non ti lascerai abbattere né spaventare dalle difficoltà perché dopo la quarantena allora sì che comincerà anche la nuova vita. Dovrai lavorare sodo lo sai (e la cosa non ti spaventa), ma lo farai per poter un giorno andare a vivere lassù, nel cielo, in una di quelle strane torri (o campanili?) che intravedi dalle finestre di Ellis Island in attesa di sapere se tu e la tua famiglia avete le carte in regola per far parte del Nuovomondo.

Pubblicato il 1/10/2006 alle 14.58 nella rubrica La Settima Arte.

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